Saturday, August 2, 2008

A Spanish Lullaby

Detesto la scrittura di musica che si serve di similitudini o metafore stagionali. Non so quante volte, su Vitaminic, ci siamo trovati a dire: è l’ora di finirla con “il disco da gustare sotto le coperte” oppure “l’album da ombrellone perfetto per osservare i topless”. Il tempo però influenza il modo di ascoltare la musica; meglio, si abbina facilmente a delle immagini, e colori, ben piantati nelle nostre teste.

Ad esempio, ho una chiarissima idea delle caratteristiche ideali di un disco estivo; solo, sono un po’ diverse dalla media. Il twee non mi interessa granché e per me gli xilofoni e i glockenspiel non corrispondono alle rive dell’Hana-Bi come per molta gente che conosco. Strano a dirsi, forse, ma per me una sola band è realmente sinonimo di tormenti agostini: i Calexico. A volte mi sono trovata ad aggiungere alla (mono)lista Mirah, con quella Dogs of B.A. che così tanto ha perforato il mio - e non solo mio - immaginario. Niente a che vedere con Cablehogue et similia, comunque.

Quello che ho sempre amato dei Calexico è la decadenza. La percezione tramessa delle lunghe, sudate, interminabili notti su patii mai visti, tra gonne nere di taffetà fluttuante, nacchere, rose vermiglie, baci rubati. Le danze sotto le lanterne di una festa di paese. Le acconciature demodé di donne con nei a destra, giusto sopra il labbro (cose che vedo anche in La isla Bonita di Madonna, ma questa è un’altra storia). Il deserto messicano, il confine. Tutte cose - per ragioni certo personali - che mi sono care. Luoghi che ho sognato a lungo. L’aria molle. L’abbandono.

Saprete forse meglio di me che i Calexico negli ultimi anni sono scomparsi. Voglio dire: non sono scomparsi de facto, ma hanno scritto dei dischi così merdosi che nella maggior parte di noi l’interesse è quasi del tutto scemato. La voce di Burns ha subito una specie di mutazione; possibile? Da velluto si è trasformata in cristallo. Ha cessato di colpo di suggerire, o evocare e tolto quello, i Calexico si sono trasformati in una band qualunque. Credo però che si sia trattato di una parentesi. Ché Carried To Dust è di nuovo molto bello. Non si torna del tutto ai vecchi fasti, ma rispetto a Garden Ruin è un’altra vita - sarebbe a dire, una reincarnazione nelle vecchie spoglie (c’era stato anche lo strumentale Tool Box, se vogliamo contarlo.)

D’altro canto, i Walkmen hanno scritto, bizzarro, si, il disco che i Calexico avrebbero dovuto scrivere dopo Feast of Wire. Un po’ Bono (?) e un po’ Dylan nei vocals (ma come cavolo è che improvvisamente TUTTI cantano come Dylan? Possiamo parlare di Dylan-renaissance?), le ghost dance di You & Me ormai assomigliano alla band di Convertino più della band di Convertino.

Writer’s Minor Holiday - Calexico (“Carried to Dust”, 2008)
On The Water - The Walkmen (“You & Me”, 2008)

Posted by MarinaP at 10:54:13
Comments

5 Responses to “A Spanish Lullaby”

  1. enver says:

    a me Tool Box era piaciuto un botto, erano i Calexico che avrei sempre voluto sentire. e ho scoperto che quel disco ha sparso dei semi anche in Italia. Del nuovo ho solo il (presunto?) singolo, troppo vacuo e trasparente per essere vero. Logicamente ascolterò il resto, e i Walkmen. Bentornata*

  2. nin-com-pop says:

    era ora :)

  3. Anonymous says:

    *enver: Tool Box bello; l’mp3 che ho linkato di questo è molto bello, ascoltalo.

    * :) quando torna, torna…e non c’è da perdere tempo…dovesse di nuovo scappare via! (l’ispirazione, that is)

  4. tomm. says:

    bentornata. (…).

  5. tag drivers says:

    I admire your work,can you teach me how to write such a nice article

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